sistema di riferimento monodimensionale / LAMBERTO TEOTINO

an interview by Silvia Bombardini for DUST

. Prendiamo in esame il tuo ultimo progetto: sistema di riferimento monodimensionale. L’ambizione di un sistema di riferimento, quante che siano le sue dimensioni, è generalmente stabilire una posizione, individuare un’origine e preferibilmente un senso di marcia, una direzione, uno scopo. E’ il primordiale sistema di riferimento, il più ambiguo e precario, la retta, che viene a mancare nelle tue opere, soppresso in punti cruciali a schermare le identità dei soggetti ritratti. E’ possibile affidarsi soltanto alle regole della scienza per trovare se stessi e il proprio cammino? E quanto lontano possiamo spingerci senza conoscere le nostre coordinate?

Se durante l’esistenza non conosci una cosa hai sempre il vantaggio di poterla conoscere e darle un senso direzionale, al contrario se ne sei a conoscenza hai il privilegio di sapere ma allo stesso tempo ne perdi l’interesse, quindi se la tua conoscenza non si confronta con quella di un altro individuo rimane fine a se stessa, “non produce cultura”, allora non ti resta altro che cambiare sistema di riferimento. Non potrai mai essere a conoscenza di una verità senza la negazione della verità – una crisi necessaria per solidificare l’architettura del pensiero –  e per convincersi che il dubbio non è altro che una regola che bisognerebbe darsi, lo stesso Cartesio nel suo scetticismo metodologico ce lo suggerisce.

 

 

. Non è la prima volta che ti occupi di precarietà: in suspensi equilibrioprecario quasi si scorgeva delinearsi la nascita di una nuova razza ibrida, in perenne sospensione, ma ostinata, forte della sua stessa fatica. Quali sono i vantaggi del proseguire senza certezze? Quando, se mai, occorre invece fermarsi?

suspensi equilibrioprecario è un progetto fisico, performante, che penetra dentro la carne, la modifica e ne trasforma l’identità, il risultato è immediato e vive una precarietà fisico sintetica,  mentre sistema di riferimento monodimensionale analizza la trascendenza è sottile e mentale, osserva il paranormale. Se considero la certezza nell’ambito della mia ricerca, che va di pari passo con la mia vita, ti dico che i due progetti in se non presentano certezze perché entrambi sono devianti e pur avendo aspetti idiosincratici comuni, nel metodo che porta alla loro realizzazione, risultano completamente diversi, questo è un esempio di vantaggio, la ricerca non manieristica è un vantaggio. Per quanto riguarda il fermarsi io penso che ognuno di noi deve sapersi fermare, arriva sempre un momento in cui bisogna rifiatare, è una circostanza che non mi spaventa anzi, se sfruttata a dovere, può portare a periodi prolifici parchè la pausa ti permette di ripartire con più lucidità.

 

 

. I soggetti di sistema di riferimento monodimensionale sono presi in prestito dai tempi che furono, sbiaditi sulla carta e nella memoria, protagonisti di vite che crediamo vissute ma sulle quali non abbiamo più alcuna certezza. Lassi di tempo a riempire, cancellati dagli anni e dalla tua magia, come per dare loro la possibilità di ricominciare, di rifarsi, di sperimentare il turbamento impaziente e speranzoso di chi non conosce il proprio destino. Tu credi nella possibilità di ricostruire il nostro presente, il nostro futuro, annullando un qualsivoglia percorso che non abbiamo potuto scegliere? O è la nostra evoluzione nelle identitàbianche inevitabile?

Ho sempre pensato che fosse fondamentale conoscere il passato, e in questo ultimo progetto ho abbandonato il fare “lo scatto” nel presente per dedicarmi alla ricerca di immagini d’epoca in bianco e nero, tra l’altro un ulteriore novità per me è stato affrontare il bianco e nero. Io credo che finché siamo piccoli tutti noi viviamo di più il presente in quanto non abbiamo conoscenza delle cose e veniamo attratti dal nuovo, siamo come dire vergini; nel processo della crescita invece creiamo un esperienza personale che dà vita a dei precedenti al quale rimaniamo per forza di cose legati, così facendo il compito di gestire il presente s’appanna, la conoscenza delle cose permette l’errore e l’errore è il risultato di una mal gestione del presente.

 

 

. Osservando il tuo lavoro nel corso degli anni avverto da un lato un’ossessiva, metodica ricerca volta alla padronanza delle regole del reale, della logica di causa ed effetto: le ascisse e le ordinate, gli indizi disseminati tra le opere quasi il tuo intero lavoro fosse un monumentale romanzo giallo a capitoli, le ipotesi circa le generazioni future basate sugli sviluppi di tecnica e medicina. Dall’altro, un’accettazione pressoché serena dell’inspiegabile, del mistico e dell’onirico: gli squarci bui che si aprono sulle apparenze laccate della mobilia (talvolta assediati da mosche un po’ come il foro brulicante di formiche sul palmo della mano di Pierre Batcheff in Un Chien Andalou), la follia di Raskol’nikov, la forma quasi suina assunta dalle tenebre, ed è forse un tappeto volante quello tra i rami de il rasoio di Occam? Come riesci a conciliare questi due pensieri così divergenti nel tuo lavoro e nella tua vita?

Il Rasoio di Occam è  il principio metodologico di William of  Ockham il quale definisce che tra le varie interpretazioni possibili quella più semplice è sempre la più veritiera, una formula questa utilizzata anche in ambito investigativo, e quello che vedi nell’immagine è un tappeto realmente esistente. Io sono un po’ come il Rasoio di Occam, sono semplicemente “un essere immanente” che vive appieno questa unica ed irripetibile esperienza sensibile e che attraverso le proprie insicurezze esistenziali crea iperbole per venirne fuori, forse adesso che ci penso è come essere in terapia.

 

 

. Alcune tonalità rimangono costanti nella tua opera fin dagli inizi: il bianco più asettico che guarda al futuro, il legno, il metallo, la pelle. Benché fotografico, il tuo lavoro presenta una forte, quasi tattile matericità. Che importanza hanno per te questi materiali? Quando per la prima volta ti hanno colpito?

Si è vero il mio lavoro è molto materico, a volte presenta dei tratti scultorei in quanto vivo la fisicità delle cose, sono molto fisico, numerosi scatti della mia ricerca sono stati realizzati montando un scena, mi piace il rapporto che ho con uno spazio, per l’appunto faccio molto riferimento al cinema, guardo tanti film, se consideri che sono riuscito a vederne oltre 400 in un anno puoi comprendere. I materiali di cui parli derivano da gusti e paranoie personali ma il fine del loro uso è prettamente pittorico, li vivo come dei colori.

 

 

Courtesy of the artist.

Photographs © Lamberto Teotino

www.lambertoteotino.com

 

Interview by Silvia Bombardini